Chi è stato il miglior generale romano

colonna traianaSi può discutere a lungo su chi sia stato il più grande generale romano e nessuna classifica renderà mai giustizia a diversi condottieri che si sono distinti in più occasioni. Prima di indicare una rosa dei papabili, bisogna però chiarire dei concetti basilari. Quali sono i criteri per cui stabilire un brillante generale? Nella storiografia, per esempio, quando si giudicano generali e condottieri come Napoleone, Rommel, Patton, Zhukov o von Manstein, per citare degli esempi appartenenti all’era moderna, si pone l’accento su queste caratteristiche:

– abilità nel sorprendere il nemico
– innovazioni e capacità di operare con quello che si ha a disposizione
– predisposizione a tattiche di accerchiamento e rottura
– velocità e completezza nella manovra
– capacità nell’ottenere una battaglia decisiva
– organizzazione dei mezzi e degli uomini
– carisma personale e popolarità tra i soldati

Come vedete il numero delle vittorie non c’entra molto. È vero che quasi sempre i migliori generali sono stati condottieri vittoriosi, ma già scorrendo i nomi di Napoleone e Rommel si dovrebbe capire che il numero delle battaglie vinte non è un fattore decisivo, anche se è importante. Seguendo questi criteri applicati dalla storia militare si possono provare a esaminare alcuni nomi.

Giulio Cesare, Scipione Africano maggiore, Lucio Silla, Caio Mario, Pompeo Magno, Lucio Lucullo, Tiberio, Traiano.

Giulio Cesare è stato un innovatore nelle marce forzate, che sbalordivano i suoi contemporanei, è stato un antesignano della guerra in profondità e ha spesso sacrificato la superiorità numerica per la sorpresa. Come quando, durante la guerra civile, piombò su Roma con pochissimi uomini, facendo fuggire Pompeo che pure disponeva di abbastanza truppe per fronteggiarlo. Il fatto è che spesso non dava tempo al nemico di organizzarsi e quando questo si organizzava – come ad Alesia – inventava comunque un sistema per batterlo, quasi sempre in inferiorità numerico. Amatissimo dai soldati egli era lo stesso un soldato addestrato, che traeva dal grande carisma il suo enorme seguito politico e personale.

Scipione Africano non ha avuto solo il merito di sconfiggere Annibale, di per sé uno dei più grandi capitani della storia, ma ha saputo inventare tattiche in grado di sconfiggere tutti gli eserciti cartaginese da lui affrontati, portando in dote la ricchissima Spagna. A Ilipa fu in grado di distruggere completamente un’armata formata da 70.000 uomini contro i suoi 45.000, grazie a una manovra di sorpresa ancora oggi studiata, nella quale seppe integrare fanteria leggera, fanteria pesante e cavalleria.

Silla fu il primo dei generali a misurarsi con Mitridate, re di una nazione giovane come il Ponto, desiderosa di soppiantare i romani in Asia Minore. Fu però anni prima, nella guerra giugurtina, che da ufficiale di Mario diede prova del suo notevole talento, poi confermato nella guerra contro l’antico maestro.

Mario era un soldato tutto d’un pezzo, che aveva un’eccezionale fiuto organizzativo. È a lui che si deve la riforma dell’esercito, trasformato in armata stabile professionale che sarà in grado di mantenere le frontiere per oltre 300 anni, prima della crisi del III secolo. Eccezionale nella tempra, creativo negli attacchi, vinse nemici differenti, ma si rovinò politicamente per la troppa ambizione.

Lucio Lucullo è passato ai posteri per i suoi proverbiali banchetti e la sua enorme ricchezza, ma in realtà il soprannome era Pontico, a testimoniare le grandi virtù militari messe in campo contro Mitridate e l’Armenia. Allargò a dismisura i confini delle province asiatiche, con spettacolari marce che anticipano quelle di Cesare e delle grandi vittorie, come a Cabira e Tigranocerta, due tra le più splendide vittorie ottenute dagli eserciti consolari. Il suo avversario Mitridate lo considerava il più grande generale dopo Alessandro Magno.

Pompeo raccolse grazie a macchinazioni politiche l’eredità di Lucullo in Asia, ponendo fine al regno di Mitridate e sistemando le province lungo le linee guida imposte dalle vittorie del predecessore. Era un brillante generale, straordinario organizzatore, come dimostra la guerra sui pirati, e non privo di giovanile baldanza (fu chiamato Magno da Silla, dopo le imprese nella guerra sociale) sostituita da un’eccessiva prudenza senile. Sconfisse Sertorio, ma solo dopo una ribellione interna e i resti dell’esercito di Spartaco. Non era inferiore a Cesare come esperienza e tattica, ma commise l’errore di affidare il piano strategico al Senato, convinto di poter sconfiggere Cesare con una battaglia risolutiva.

Tra gli imperatori Tiberio fu quello più impegnato militarmente prima di assumere il principato. A differenza di Vespasiano non combatte per conquistare il primato, ma fu mandato dal suo predecessore e zio Augusto a combattere nelle frontiere più calde. Si deve a Tiberio la sistemazione del confine danubiano e la pacificazione del saliente renano, quello più turbolento e il generale ristabilimento della potenza romana dopo il disastro di Varo nel nord della Germania.

Traiano è senza dubbio considerato dopo Augusto come il miglior imperatore, tanto per le sue virtù politiche, quanto per quelle militari. La conquista della Dacia e la guerra contro i Parti parlano per lui, in particolare la seconda rappresentò un punto di svolta nella sistemazione delle province del Medio Oriente, assicurando a Roma il controllo delle vie carovaniere che portavano ai ricchi mercati dell’India. L’avversario poi da oltre un secolo e mezzo rappresentava una spina nel fianco dei romani e si può capire il prestigio ottenuto dall’imperatore con queste ultime grandi campagne di espansione.

1 Commento

  1. Ottimo..sono un appassionato di storia antica romana è quello che ho letto è quello che ho sempre voluto vedere scritto… grazie

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