Chi erano i proverbiali Vandali

Il nome è diventato proverbiale sinonimo di gruppo violento, ma chi erano veramente i Vandali?
Come quasi tutti i popoli barbari d’Europa essi facevano parte del gruppo vasto dei germani, in particolare di quelli orientali che grosso modo abitavano le pianura ucraine vicino alla Crimea e che poi si spostarono nell’odierna Polonia, lungo le rive del Baltico.

In seguito li troviamo già divisi ancora più a Sud tra Moravia e Boemia. Essi fecero la loro comparsa ufficiale nella storia romana in occasione delle durissime guerre marcomanniche combattute da Marco Aurelio, come suoi nemici, poi come alleati dei Romani contro i Goti un secolo e mezzo dopo. Costantino li fece ospitare in Pannonia, dove si convertirono al cristianesimo. Sotto la spinta tremenda degli Unni, una popolazione mongola che aveva sterminato e depredato le ricche pianure russe prima di piombare in Europa, essi invasero insieme agli alani la Gallia, la Spagna e altre ricche terre del sud, abbandonandosi ai noti saccheggi di cui divennero protagonisti proverbiali.

Sconfitti più volte dai romani, che comunque faticavano a tenere le frontiere, subendo anche il celebre sacco di Alarico, nel periodo, iniziarono a stancarsi in Spagna e da li passano in Africa. In particolare in Spagna essi fondarono la Vandalucia, il cui nome chiaramente ricalca quello dell’odierna provincia spagnola. Fu l’invasione della ricca provincia d’Africa, fino ad allora tenuta al riparo dalle scorrerie dei barbari, a dar loro la fama funesta, creando un vero e proprio regno con Genserico. Egli governò da capo militare, mantenendo in vigore le istituzioni romane. Generico protesse anche la forma ariana della religione cristiana, aumentando il suo rigore contro i cattolici, vescovi e preti furono spesso deportati, si narra anche di stupri e razzie nei conventi e nelle chiese. I Vandali approfittarono di un momento di straordinaria debolezza dell’impero, quando cadde il generale Ezio, che aveva sconfitto gli Unni di Attila. Essi, ingordi e desiderosi di accumulare ricchezze, organizzarono una potente flotta e si presentarono alle foci del Tevere, piombando su Roma, che fu saccheggiata senza ritegno. Le loro scorrerie imperversarono nelle isole del Tirreno, compiendo atti di pirateria senza limiti. L’imperatore d’oriente dovette giocoforza riconoscere lo status politico.

Un successore dell’impero d’oriente, Giustiniano, prese però di mira i Vandali nel tentativo utopico e romantico di riunificare tutti i possedimenti di Occidente a quelli d’Oriente, creando nuovamente un unico grande impero. Quando la flotta di Giustiniano comandata da Belisario fece sbarcare appena 15 mila uomini, si capì che per i Vandali era finita, perché troppo debole ormai il loro regno, infiacchito dalle continue dispute di potere e religiose. La religione ariana, minoritaria rispetto a quella cattolica, non aiutò il regno a camminare sulle proprie gambe.

Oggi si chiamano “atti di vandalismo” quelli propri di distruzione di bene pubblico a ricordo e testimonianza della ferocia invasione di questo popolo, unico nel suo genere.

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