La difficoltà di datare gli eventi di Roma antica

roma-anticaDopo l’insediamento della Res Publica Roma conobbe un periodo di sviluppo che doveva improvvisamente avere a che fare, nel 390 a. C., con la diretta conoscenza di nemici esterni all’Italia propriamente detta: i Galli. Questa popolazione molto bellicosa occupava i territori della pianura padana e della Francia attuale e apparteneva alla schiatta più generalizzata dei Celti. I Romani conoscevano da resoconti e rapporti di frontiera queste popolazioni, ma non erano mai entrati in diretto contatto con loro. Le fonti per questo periodo della storia romana, che vide la città vicina al crollo definitivo, prima di rilanciare la propria politica estera di espansione nel Mediterraneo, sono a parte Polibio che scrive all’epoca degli Scipioni, praticamente un secolo e mezzo dopo, le fonti principali in nostro possesso sono tutte di età cesariana, come Diodoro Siculo, che scrisse una Biblioteca Storica, e di epoca augustea, come Tito Livio libri VI-X e Dionigi di Alicarnasso, vissuto a Roma nel I secolo e autore di Antichità Romane. Questi autori, tuttavia, attingevano a piene mani e con criteri spesso oscuri e di non facile verificabilità da storici e annalisti precedenti, come Fabio Pittore, Valerio Anziate, Elio Tuberose e Licinio Macro. Perciò anche queste fonti e testimonianze soffrono di una parziale discrasia nelle date. Come avverte Livio, al principio del libro sesto, nel quale sono narrati i fatti del ventennio seguente all’invasione dei Galli, d’ora in avanti ci sarà maggiore chiarezza sugli avvenimenti, perché c’era meno oscurità e più fonti a disposizione alle quali attingere. Si può dire comunque che la storia di Roma del quarto secolo avanti Cristo può essere delineata in modo molto più chiaro che il periodo precedente. Altro motivo di maggior certezza, talvolta determinante per l’esatta datazione degli eventi, è dato dall’interesse mostrato verso essi dalla storiografia greca contemporanea, soprattutto di quella della Magna Grecia, in qualche modo a contatto con le vicende dei confini.

I fasti consolari

La datazione avviene presso i romani attraverso la lista dei consoli, i magistrati dotati dell’imperium militare e del potere esecutivo. I magistrati che designavano gli anni erano detti eponimi ed erano quasi sempre i consoli, parola che vuol dire “colleghi”, a indicare la condivisione del potere massimo tra due magistrati in origine pretori (che cioè precedono e vanno avanti). La lista ufficiale dei magistrati eponimi, chiamati fasti consolari, era conservata e aggiornata dai sacerdoti di grado più elevato: i pontefici. Tale lista incisa originariamente sulla pietra, subì tuttavia, soprattutto nei nomi dei magistrati pianciti, una serie considerevole di inesattezze dovute a errori, erosione del tempo, eventi fortuiti, nonché modifiche deliberate a scopo propagandistico. Altri elementi che incisero gravemente fu l’inesatta misurazione del tempo, per cui a un collegio spesso non corrispondeva un anno solare, com’era il caso di magistrature o collegi straordinari nominati per gravi problemi interni od esterni. Fu soltanto dalla metà del II secolo a. C. che la data dell’inizio del potere consolare fu portata ufficialmente al 1° gennaio. A queste già gravi difficoltà si deve aggiungere l’inserimento arbitrario di alcuni anni detti di anarchia e dittatoriali, sprovvisti di magistrati, che non corrisponde affatto alla narrazione degli eventi, aggiunte fatte solamente per far combaciare gli anni in altri periodi, con conseguente alterazione e allungamento della cronologia e pesante incertezza su alcune dati epocali, come la nascita di Roma, l’inizio della res publica e la calata dei Galli.

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