La dinastia Giulio-Claudia

L’impero Romano fu un’entità statale che durò quasi 500 anni tra alterne vicende, divisioni, tragedie e grandi momenti di gloria. L’impero propriamente detto parte dal 27 a. C. anno delle importanti riforme messe in atto da Ottaviano, che da quel momento verrà chiamato onorificamente Augusto, cioè “aumentato”. Augusto seppe favorire il passaggio dalla repubblica al principato, cioè un dominio autocratico basato sul potere del primus inter pares, grazie a una saggia commistione di elementi tradizionali, propaganda e innovazione. Mai dimenticando il peso delle legioni che teneva sotto il suo comando, fin dall’affermazione su Marco Antonio, avvenuta nel 31 a.C. a seguito della grande battaglia navale di Azio. I primi 70 anni dell’impero furono contrassegnati da dinastie vere e proprie, nelle quali il potere veniva passato tramite il rapporto di parentela, spesso non diretto, attraverso il sistema dell’adozione, così come in pratica era avvenuto con Ottaviano, che fu adottato come figlio da Giulio Cesare, suo zio, forse nell’ottica di farne un successore politico.

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L’aspetto più importante delle prime dinastie quindi è il rapporto di sangue, ma è altrettanto curioso scoprire che tra gli imperatori e successori di Augusto divennero principi dei successori diretti di Marco Antonio e un peso importante ebbe la linea femminile discendente da Agrippa, il principale collaboratore di Augusto. Un altro fattore di cui tenere conto, quando parliamo delle prime dinastie del principato, è che esse ancora si poggiavano sui rapporti di forza della fine della res publica. Erano cioè improntate ai rapporti di clientela presenti nelle grandi famiglie gentilizie. Con Ottaviano ci fu l’affermazione definitiva della gens Iulia, cui apparteneva direttamente Giulio Cesare e che pur essendo antichissima e di nobile schiatta, non aveva avuto significativo potere nei secoli precedenti all’arrivo del conquistatore delle Gallie. La famiglia Claudia, che entrò nella linea di successione attraverso Tiberio (nato Tiberio Claudio Nerone), aveva sempre detenuto posizioni di potere, a partire dal celebre Appio Claudio per finire al cosiddetto ramo plebeo con Clodio (il fratello della musa di Catullo, Lesbia). Tiberio divenne imperatore in quanto era figlio di primo letto della moglie di Augusto Livia (discendente da una gens molto nobile anche lei), ma la sua ascesa fu facilitata probabilmente dalla morte prematura di Germanico, anch’egli appartenente alla gens Claudia, padre di Caligola, fratello dell’imperatore Claudio e marito di Antonia Minore, la figlia di Marco Antonio (che era dunque il nonno di Caligola), che a sua volta fu la nonna di Nerone (dunque bisnipote di Antonio, ma anche di Augusto, dato che Antonia Minore era nipote di primo grado del primo imperatore). La famiglia Giulio-Claudia si spense con Nerone e con essa tramontò definitivamente il sistema di potere che si era creato nel periodo tardo-repubblicano. Augusto regnò dal 27 a.C. al 14 d.C. e morì di vecchiaia, fatto abbastanza non comune per l’epoca. Ebbe il merito di stabilire la pace, dopo decenni di lotte civili e sangue che avevano provocato il collasso delle famiglie tradizionali romane e migliaia di morti. Con Augusto riprese anche l’economia e la letteratura e l’architettura rifiorirono. Tiberio non conobbe grande fortuna presso gli storici antichi, ma continuò nel segno di Augusto, rafforzando i confini. Il suo carattere chiuso gli inimicò il senato e diede troppo spazio al suo prefetto Seiano, uomo inviso ai senatori. Gli succedette Caligola, il cui breve impero è diventato proverbiale quando si vuole descrivere un principe dissennato, più interessato ai piaceri terreni che al buon governo. Con Claudio abbiamo l’intervento decisivo dei pretoriani, la guardia cittadina, che impose lo zio di Caligola, uno studioso di arte e storia etrusca, convinta di poterlo controllare. Il principato di Claudio fu rivalutato dalla storiografia contemporanea anche per la conquista della Britannia. A Claudio infine successe Nerone, il cui regno può essere diviso in due parti: una moderata, contrassegnata dal patrocinio di Seneca, e una più violenta e repressiva che condusse al suo suicidio e alla guerra civile nell’anno dei 4 imperatori. Con il successo definitivo di Vespasiano si chiudeva l’epoca della dinastia Giulio-Claudia.

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