La leggenda sui sette re di Roma

mura-etruscheIl problema di fare luce sui primi secoli della storia di Roma dipende dal fatto che la scrittura fu introdotta nel territorio solo nel 500 a. C., mentre la prima menzione scritta è di un secolo dopo, a cura di Antioco di Siracusa. È chiaro quindi che avere notizie differenti da una tradizione orale, forse frutto di interpolazioni e invenzioni di difficile interpretazione e attendibilità, non aiuti a ricostruire l’epoca regia. Le notizie sui sette re di Roma, pertanto, per come riportate da fonti molto successive, rimane indubbiamente poco attendibile, forse leggendario e da ritenere falso se non verificate per altre vie. Dalla fondazione di Roma alla cacciata di Tarquinio il Superbo, un arco che copre 245 anni di storia, vengono elencati i tradizionali sette Re: Romolo, Numa Pompilio, Tullio Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo. Questi avrebbero regnato 35 anni a testa e non è poco. Se si pensa che il principato di Augusto è durato dal dal 27 a.C. al 14 d.C, il più lungo di tutta l’epoca imperiale appare assai poco credibile il calcolo fatto nei resoconti della leggenda. Il fatto è che forse dobbiamo anticipare la data della fondazione rispetto al 753 scelto come tradizionale, così come dobbiamo considerare più vicina quella della nascita della repubblica, tradizionalmente segnata nel 509, il periodo dovrebbe piuttosto allungarsi che accorciarsi. Considerando i 35 anni per ogni re non si fa fatica a pensare che essi in realtà dovevano essere ben più di sette, in un periodo più lungo di quello segnato dalle date canoniche.

I sette re non erano sette

Ma perché c’è stata questa manipolazione così sostanziale, fino a diventare una leggenda con connotazioni di storia quasi accettate, almeno nella vulgata? Ciò potrebbe essere dipeso da esigenze letterarie artistiche, che hanno indotto i primi storici di Roma a creare personaggi con qualità e caratteristiche, negative o positive a seconda dei casi, ad alcuni Re. In questo procedimento mitico di ricostruzione mitologica del passato, si avvertita da parte di Roma l’esigenza di costruirsi una grande storia letteraria compatta, simile a quella di altre grandi città che via via essa stava fronteggiando, se non con le armi, almeno nei traffici. Così Romolo diventa il fondatore che da il nome alla città, anche se è vero il contrario. Numa diventa il re buono, fondatore dei riti religiosi; Tullo Ostilio diventa il re che impone la città al centro della lega latina; Anco Marzio è il re che fonda Ostia, decisiva per il controllo della foce del Tevere e del suo ultimo tratto navigabile. Diversa è la situazione degli ultimi Re che sembrano trovare più riscontri nelle fonti e nella storia. L’avvento di Tarquinio Prisco segnala una fase di dominazione etrusca, che trova un appiglio concreto nella grande crescita economica della zona. Il motivo dell’occupazione etrusca o comunque della loro influenza nella zona risiede nel fatto che avevano bisogno di un collegamento sicuro per i traffici in Campania. Una zona di collegamento difendibile. Sotto Servio Tullio Roma diventa una vera città fortificata e organizzata in quartieri e tribù, personaggio che viene identificato con il re Mastarna dell’omonima saga. Difficile è capire se Tarquinio il Superbo non sia uno sdoppiamento del primo Tarquinio. L’identificazione di Servio come Mastarna fu operata dall’imperatore Claudio, un grande esperto di Etruschi. Nei fatti Roma diventa una città dominante per posizione sull’Italia meridionale e si affaccia sul Mediterraneo occidentale con una nuova organizzazione politica e militare, fornita ad essa dagli etruschi. Probabile che questi cambiamenti siano delle risposte costituzionali a mutati rapporti di forza generati dall’aumento dei traffici e degli scambi.

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