La prima guerra punica

Dopo la morte di Agatocle, il tiranno di Siracusa, si erano insediati al governo di Messina i Mamertini, dei mercenari di origine campana che avevano combattuto nell’esercito del re siracusano. Essi controllavano dunque lo stretto e detenevano una posizione invidiabile che non poteva non attirare le invidie e le preoccupazioni dei vicini, soprattutto perché esercitavano un dominio piratesco sul transito delle navi, danneggiando principalmente Siracusa, che aveva cercato di contenerne l’invasione in tempi diversi. Dopo un ennesimo scontro con Siracusa, i Mamertini domandarono prima l’intervento di Cartagine, e poco dopo – scontenti per la scarsa attenzione dei cartaginesi – si rivolsero a Roma. La presenza dei Cartaginesi nella Sicilia orientale non poteva non suscitare qualche preoccupazione al Senato, che colse al volo la richiesta d’aiuto dei Mamertini per inviare il console Appio Claudio. Effettuato uno sbarco, riuscì ad allontanare il continente cartaginese scatenando la risposta di Siracusa, che oppose assedio alla vicina Messina. Negli anni immediatamente seguenti però sia Cartagine, sia Siracusa abbandonarono i loro propositi per non innescare una inutile guerra con Roma; tuttavia l’accordo di pace con Siracusa, che estendeva una sorta di protettorato di Roma nella parte orientale dell’isola, scatenò la guerra con Cartagine.

Le operazioni belliche

Le vere e proprie operazioni di guerra ebbero un inizio stentato. Per imprimere un impulso decisivo i romani decisero di fare la guerra sul mare, dove si riteneva che comunque i cartaginese fossero avvantaggiati. Allestita una poderosa flotta di oltre cento navi, affidarono il comando al console Caio Duilio. L’impresa fu totale con una vittoria – la prima sul mare – devastante presso Milazzo. In poco tempo Roma era diventata una potenza marinara in grado di rivaleggiare contro le tradizionali nazioni di tradizione marinaresca. Pochi anni dopo conseguirono un’altra vittoria decisiva a capo Ecnomo, nella Sicilia meridionale. A Duilio fu decretato il trionfo e fu innalzata la colonna rostrata sul Foro, a ricordo della memorabile vittoria. La notizia fornita da Polibio che i Romani avessero vinto grazie ai corvi con i quali agganciavano le navi cartaginese è falsa ed è da considerare più una scusa dei Punici per la clamorosa debacle. Come se i Romani avessero trasformato una battaglia di mare in uno scontro campale. Il seguito delle operazioni di guerra si svolse con alterne vicende. Famosa è la sconfitta di Attilio Regolo, il console del 256 a. C., che sbarcò in Africa con un contingente, anticipando di mezzo secolo le mosse di Scipione. Regolo fu preso prigioniero insieme a molti dei suoi. La guerra si spostò quindi in Sicilia e divenne uno scontro di logoramento a bassa intensità, fatto di scaramucce non decisive. Roma nel frattempo vinse un’altra battaglia navale alle Egadi, grazie al comando del console C. Lazio Catulo. La sconfitta non era grave, ma fu decisiva per spezzare il delicato equilibrio, in quanto Cartagine non poteva più assicurare rifornimenti sicuri e aiuto al comandante Amilcare Barca, spedito in Sicilia. Questa situazione faceva anche temere una nuova e più decisa invasione di terra, che era risultata possibile e alla portata dei Romani, se solo non fossero stati così avventati. Per questo motivo Cartagine si rassegnò ad accettare delle durissime condizioni di pace che prevedevano di sgomberare la Sicilia e così tutte le isole intorno ad essa. Roma richiese indietro i prigionieri e una elevata indennità di guerra. La “pace cartaginese” da quel momento divenne esemplificativa di condizioni così ingiusta e spropositate da essere controproducenti (furono le condizioni per dar adito alle rivendicazioni di Annibale; il termine si usa anche per il trattato di Versailles nei confronti della Germania sconfitta).

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