La Roma etrusca dopo la calata dei Galli

In una parte dedicato alle guerre tra Roma e Galli, Polibio ricorda che i Romani si ripresero solo dopo trent’anni. Durante questo periodo di interregno tra la catastrofe capitolina e l’espansione nell’Italia Roma soffrì molto di un calo di prestigio nell’area. Fu messa in forte difficoltà dal venire meno dell’alleanza con gli Ernici e i Latini, i quali pensarono di potersi liberare finalmente di un alleato molto ingombrante che aveva accresciuto la propria potenza alle loro spalle. Inoltre tanto gli Equi, quanto i Volsci ripresero le ostilità contro i Romani e le popolazioni alleate. Roma, guidata dal Lucio Manlio Capitolino, riuscì a stringere nuove alleanze con delle città etrusche, tra le quali quella potente di Caere, dove avevano trovato rifugio le Vestali e gli oggetti sacri dei culti romani, al momento dell’abbandono frettoloso della città. Grazie a questa ospitalità Roma aveva continuato a sopravvivere nei suoi culti e allorché i Galli lasciarono Roma, fu offerta agli abitanti della città ospitante la cittadinanza senza diritto di voto. L’appoggio di città come quella di Caere, allora impegnata a contenere l’espansionismo siracusano nel medio e basso Tirreno, fu assolutamente rilevante per Roma, sua naturale alleata a causa dell’appoggio offerto dai mercenari galli al servizio della grande città siciliana.

Intorno alla metà del IV secolo roma era riuscita a sottomettere nuovamente i Volsci, occupando la fertile pianura pontina, e gli Equi, aiutati dai prenestini, normalmente ostili ai Romani. Infine ebbe modo di ristabilire la vecchia alleanza coi Latini e gli Ernici, riprendendo a dominare sul Lazio. Consolidata in questo modo la sua posizione nel Lazio, roma rinunciò all’alleanza con gli Etruschi. Al nuovo indirizzo della politica romana, che si costituì in un autentico voltafaccia nei confronti di Caere, dovette contribuire anche la prevalenza in città dell’elemento conservatore e patrizio su quello democratizzante e filo-etrusco, a riprova della teoria della fondazione di Roma che vede i plebei come sudditi dei re etruschi e i patrizi latifondisti che cacciano dalla città i re, riprendendo gli auspicia. È anche di questi anni successivi alla catastrofe gallica la risalita della plebe nell’occupazione delle cariche pubbliche romane, col primo console plebeo e le leggi sui matrimoni misti. La stretta alleanza con gli Etruschi di Caere aveva lasciato tracce molto profonde sulla stato romani: si erano create a abitudini di stampo tipicamente etrusco e Roma di fatto era considerata una città etrusca dagli storici greci del IV secolo. Sicuramente in quegli anni questo indirizzo consentì alla plebe di ottenere indubbi vantaggi, mentre il livello di “etruschizzazione” può considerarsi completo anche alla squadra delle numerose città etrusche conquistate da Roma nel momento di massima ripresa. I nuovi cittadini romana di origine etrusca rappresentavano una base d’appoggio per le alleanze temporanee con le ricche città etrusche. Di questa trasformazione etnica, culturale, politica ne beneficiarono gli scambi e i commerci, dando ai Romani la possibilità di conoscere le isole del Mediterraneo nei quali gli Etruschi si erano già lanciati in imprese commerciali (la Sardegna ha tracce di presenza etrusca fin dai tempi più antichi e c’è chi sostiene che, di fatto, gli Etruschi erano Sardi colonizzanti il continente e non viceversa).

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