Le fonti sulle origini della città di Roma

Farsi un’idea di quali possano essere state le origini di Roma è abbastanza difficile. Le testimonianze sono veramente scarse in proposito, nonostante la ricchezza di talune scoperte archeologiche degli ultimi anni abbia dato modo di aumentare la nostra conoscenza circa l’età arcaica di Roma e del Lazio primitivo. Queste scoperte, nonostante le difficoltà di interpretazione che pongono insieme alle nuove problematiche, gettano una luce nuova sulle origine della città, confermando dei racconti delle fonti scritte che prima venivano scartati, in quanto ritenuti poco attendibili. Con un certo tenore di sicurezza possiamo affermare che il luogo di Roma dove si riscontrano i primi nuclei abitativi insiste nell’area del Palatino, dove la tradizione situa la dimora di Romolo. Anche nelle zone limitrofe gli archeologici hanno rinvenuto fondazioni di capanne e tombe a pozzo che si fanno risalire a un’epoca compresa tra il nono e il decimo secolo a. C. Una parte della zona nei dintorni del Palatino – la via Sacra – conservava antiche sepolture risalenti a un periodo tra il X e il VII secolo a. C., per poi venire ingloba nel Foro, diventando il centro propulsore per gli insediamenti successivi. Nel piano urbanistico della Roma antica, appartenente alla sfera etrusca, rientravano anche i colli del Quirinale, dell’Esquilino e del Campidoglio.

Le fonti letterarie, abbastanza numerose e particolarmente colorite e ricche di dettagli sulle origini della Capitale e sui suoi primi secoli, sono appunto infarcite di leggende, che le rendono abbastanza poco credibili, salvo le recenti scoperte archeologiche. Questa abbondanza di notizie è dunque bilanciata dalla loro scarsa affidabilità. Ma tutti – pensiamo – conoscono la leggenda della fondazione di Roma. Di particolare interesse sono le due leggende relative alla fondazione della città, tra loro in contrasto, che la tradizione mitica letteraria ha tentato di conciliare fino agli esiti poetici raggiunti da Virgilio. La prima delle leggende, quella di Romolo e Remo, vuol che i due gemelli fossero figli di Marte e di Rea Silvia e discendenti dei re di Alba Longa. Salvati dalla tempestiva lupa e cresciuti dal pastore Faustolo, un nome che in fondo significa “propiziato dalla sfera divina”, una volta divenuti grandi avrebbero fatto giustizia spodestando l’usurpatore amplio e rimettendo al trono il re di Alba legittimo, cioè Numitore. Romolo, in seguito, avrebbe fondato Roma, creando delle semplici condizioni di ospitalità per popolarla e dando via al celebre ratto delle Sabine. Questa leggenda è antica, sebbene non possa essere datata con sicurezza. Alcune fonti riportano che il ratto delle sabine fu semplicemente un accordo politico per un comune regno romano-sabino. L’altra leggenda vede protagonista Enea fuggitivo da Troia, è in fondo il soggetto della grande epica di Virgilio, ed è assai più complessa e si inserisce nel filone del ciclo troiano, già a partire dal V secolo. Una testimonianza di Timeo da Taormina, uno storico, collegava l’arrivo di Enea a Lanuvio, l’odierna Pratica di Mare.

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