L’economia romana nei primi secoli di espansione

romaDopo la parentesi etrusca, che aveva proiettato Roma verso la Sicilia e la Sardegna, e fino a quando non furono formalizzati degli accordi di scambio reciproci con i vicini della penisola italica, l’economia romana rimase legata principalmente alla pastorizia e all’agricoltura, nonostante si affacciassero alla finestra i primi laboratori artigianali e una forma di commercio, tuttavia legati all’agricoltura. La prevalenza di queste attività spiega pertanto l’essenza della rivoluzione plebea basata sulle rivendicazioni agricole, cioè sul possesso dei terreni che man mano si andavano acquisendo, a fianco a rivendicazioni più politiche riguardanti il diritto di accedere alle cariche principali e partecipare alla gestione della cosa pubblica. Inoltre, il patriziato – e in seguito la nobiltà mista tra famiglie plebee e patrizie – rimase sempre legato alla terra che costituiva la sua principale fonte di reddito; era questo che secoli dopo doveva destare lo scandalo in Tiberio e Caio Gracco, centinaia se non migliaia di ettari, sottratti con un sistema di occupazione dell’ager publicus in qualche modo illegale. Per contro, sono tanti i plebei che invece ripiegano con più fortuna su attività commerciali e industriali, dalle quali finiranno per trarre grande ricchezza e quindi notevole peso politico. Dalla fine del IV secolo arrivano le prime monete pesanti, in bronzo, coniate dai Romani e non più etrusche o greche. Al tempo la moneta aveva corso legale per il metallo di cui era composta e per il peso che raggiungeva, non aveva corso legale garantito da un’entità centrale che oggi ci impone di aver fiducia in una banconota che di per sé non vale assolutamente nulla, essendo fatta di carta e filigrana.

Le nuove esigenze di mercato, l’aumento dei scambi e la necessità di avere una moneta di valore pronta all’acquisto di merce determineranno alcune scelte monetarie rilevanti, come il conio del denario d’argento del valore di 10 assi di bronzo, con una parità tra metalli che fu fissata a intervalli dai vari governi, consentendo a Roma di svolgere, in assenza di una banca centrale, una valida politica monetaria. Fu Plinio il Vecchio a darne per primo notizia. Il peso di questa moneta e i soggetti che vi erano raffigurati erano tipicamente romani. Ma anche l’espansione militare di Roma impose una trasformazione ed evoluzione del pensiero, del costume e in genere della società romana: la posizione della città, la sua fiorente economia, la sua propensione alla guerra o all’organizzazione della difesa militare ne facevano il naturale ombelico dell’Italia. Va detto che l’Italia fino al medioevo inoltrato, cioè fino al Rinascimento e alle scoperte di nuove terre, rimase il centro del mondo. È stata una terra ricca, naturalmente protesa nel mare Mediterraneo, nevralgica per gli scambi commerciali e non a caso al primo posto per sviluppo economico, indice di qualità della vita, livello di civilizzazione, scolarizzazione e crescita. I rapporti diretti e stretti con i Latini facevano di Roma il centro naturale delle manifestazioni religiose, delle alleanze militari e fu così che iniziarono a diramarsi le prime strade, per rendere più stabili e migliorare questi contatti. Esse rispondevano inizialmente a scopi militari e politici, ma favorirono il commercio e rappresentarono uno strumento formidabile di romanizzazione di tutte le regioni conquistate. Fu nel IV secolo che si diede vita alla costruzione della strada principale, la via Appia, esistente ancora oggi, che collegava Roma e Capua e successivamente fu prolungata verso Brindisi, il principale porto commerciale verso la Grecia e l’Asia Minore.

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