Qual è il lascito attuale dei Romani?

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L’Italia – come testimoniano i grandi monumenti, le opera d’arte, le costruzioni civili e militari – ha avuto un grande passato. La sua posizione particolarmente fortunata nel Mediterraneo, un mare tutto sommato vasto, ma chiuso, ne fece fin dagli esordi dell’umanità una delle mete preferite di popoli nomadi e stanziali. Questa grande posizione ha permesso prima ai Greci del Meridione, poi agli Etruschi e infine ai Romani di espandere la loro influenza ben oltre la penisola. Ma cosa è rimasto oggi dell’Impero Romano in Italia e in Europa. Cosa abbiamo lasciato ai posteri di così tanto importante, come contributo civile, culturale, artistico e militare?

Beh indubbiamente la forza d’urto delle legioni romane ha consentito di esportare un sistema complesso, pubblico e privato, come in altri pochi casi nella storia. Un sistema vincente che non ha eguali per durata e influenza. Agli antichi romani dobbiamo molte delle conquiste odierne.

Innanzitutto un sistema di leggi scritte, comuni, sul diritto privato. Quello romano non è stato il primo diritto comune e nemmeno il primo scritto, ma è stato il più organico. Il diritto romano ha normato la quasi totalità dei rapporti privati che oggi conosciamo e il diritto dei paesi occidentali è informato ai principi dello ius romano. I contratti, la proprietà, le unioni civili sono tutti eredità del mondo romano.

La lingua e l’alfabeto. La scrittura attuale si basa sull’alfabeto latino, semplice, completo, facile da imparare, che consente milioni di combinazioni tutte semanticamente rilevanti. Grazie ai latini abbiamo trovato un modo di scrivere e comunicare efficace, in uso nella lingua comune e in quella commerciale. La lingua poi ha influenzato alcune tra le lingue più parlate del mondo: l’italiano, il sardo, il ladino, il rumeno, il francese, il portoghese e lo spagnolo (questi ultimi diffusi anche nel continente americano) discendono tutti dalla lingua parlata a Roma. Ma l’influenza della stessa nelle lingue anglosassoni e nordica è bene evidente.

Ingegneria civile e invenzioni. I romani non erano grandi artisti, non avevano forse il gusto dell’arte tipica dei greci, ma erano pratici. Gli acquedotti costruiti due millenni fa funzionano ancora oggi, ci sono anfiteatri che ogni estate si riempiono, eppure risalgono all’epoca di Augusto. L’arte ingegneristica militare era all’avanguardia. Affrontare Roma significava mettersi contro una potenza tecnologica di cinque secoli avanti rispetto ai nemici. Le strade romane permettevano l’apertura di empori e mercati e consentivano di espandere in ogni provincia la moneta, i contratti, i beni, le persone e naturalmente i soldati.

Un sistema repubblicano moderno, basato sulla divisione dei poteri. Il sistema di diritto pubblico romano, prima dell’impero, prevedeva un potere esecutivo basato sui consoli e i magistrati minori, uno legislativo basato sul senato e sui comizi, e uno di controllo basato sulla potestà dei tribuni della plebe e i censori. Le cariche non erano cumulabili, duravano un solo anno e nella costituzione di Silla, per evitare gli abusi conosciuti all’epoca dei Gracchi, non potevano essere ricoperte per due anni consecutivi. C’erano leggi anti-corruzione, sul traffico, sullo spreco. Sono stati creati i vigili del fuoco, la banca centrale, l’erario, le tasse periferiche e centrali. Una burocrazia moderna, molto efficiente.

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