Riforma costituzionale: il nuovo Senato

La riforma costituzionale sottoposta a referendum confermativo prevede tra le altre cose, la fine del bicameralismo perfetto. Un sistema istituzionale che prevede il funzionamento di due camere, normalmente definite Alta e Bassa, che hanno gli stessi poteri, anche se gerarchicamente il Senato precede la Camera.

Il bicameralismo fu introdotto probabilmente per un eccesso di zelo, in quanto si veniva dal Fascismo, che aveva letteralmente chiuso la Camera dei Deputati, accentrando il potere nell’esecutivo. La fine del bicameralismo è stata sollecitata da diversi governi e coalizioni, nel corso degli anni, oggi siamo probabilmente alla resa dei conti finale. O si cambia ora, o ci vorranno altri anni per fare in modo che la riforma della seconda parte della costituzione trovi un vero e proprio momento storico, reale.

Il Senato attuale ha gli stessi compiti di controllo e di azione legislativa della Camera dei Deputati. Nel disegno della riforma il Senato diventerebbe una camera rappresentante delle Autonomie, i cui membri non sarebbero eletti direttamente dal popolo per il ruolo di senatori, ma verranno nominati dalle Regioni (100 membri, 5 nominati dal Presidente della Repubblica, 21 di questi devono essere per forza sindaci).

Il Senato riformato manterrà una competenza legislativa nei rapporti tra stato, UE ed enti locali. Il conflitto di competenze potenziale con la Camera dovrebbe essere scongiurato dal fatto che le leggi in questa materia, verranno votate da entrambe le camere. Il voto del Senato diventa obbligatorio solo in caso di leggi riguardanti le regioni.

Sarà sconvolto anche l’assetto gerarchico attuale. Il Senato è la camera alta in quanto il suo presidente è anche il Presidente della Repubblica supplente, nel momento in cui il Presidente eletto si dimette o termina il mandato.

Nella nuova riforma la Camera invece avrà il potere di ignorare le proposte di legge provenienti dal Senato e votarle come crede: il Senato non avrà nemmeno più poteri su accordi internazionali, stato di guerra, amnistia e indulto. Il Senato va invece investito del problema ogni qualvolta si tratti di accordi dell’Unione Europea.

Alcune novità non meno importanti: spariscono i senatori a vita nominati, saranno tali solo gli ex presidenti della Repubblica (attualmente Ciampi e Napolitano). Esisteranno i senatori di nomina presidenziali, che appunto affiancano i 95 delegati regionali.

Infine, in ottemperanza a queste disposizioni sarà il Presidente della Camera a diventare la seconda carica dello stato e quindi diventare presidente supplente, quando ve ne fosse il bisogno.

Foto: flickr, camera dei deputati

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